Come si fa a vivere nel Male Collettivo e non farsi domande?

Come si vive il turbamento della disumanità senza esplorare questa esperienza di estraneità e non condividerla, non cercare insieme il senso? Come si vive, come si fa il lavoro di analisti, di docenti, di allievi e allieve senza misurarsi col dolore dell’assenza di senso?

Ecco: questa pagina è stata voluta come contenitore di domande, di ricerca di risposte forse parziali, certo mai definitive. E questo è un bene, perché la parola chiave che definisce questo spazio è ricerca. Cerchiamo di capire, indaghiamo nelle nostre menti, confrontiamoci con le letture di altre discipline, accogliamo qualsiasi considerazione compiuta, razionale, organizzata, diamo spazio e parole alle emozioni che ci turbano, alle sensazioni che ci impauriscono. E soprattutto facciamolo insieme. La solitudine rende mostruoso il conturbante: perché si trasformi in materiale integrabile occorre l’incontro, il confronto, lo scontro.

Quell’insostenibile pulsione per la guerra

Il recente sviluppo di quella che ormai molti analisti geopolitici chiamano “Terza Guerra Mondiale” induce a porci alcuni quesititi esistenziali.

Il pensiero complesso, di cui siamo convinti alfieri, quanto ci aiuta oggi a comprendere la realtà?

L’eccezionalità della fase si dimostra anche dalla voracità del fattore tempo, tempo nel quale gli eventi vengono agiti, consumati, bruciati.

Per capire la guerra dobbiamo archiviare l’immagine del progresso

Davide D’Alessandro a colloquio con Paolo Francesco Pieri.

Disinfestazione

A cura del dott. Stefano Fissi
Non è facile avere una moglie ebrea, di questi tempi. Eppure le voglio bene.